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Ci lascia Claudio Sorrentino, doppiatore di Mel Gibson

Aveva dato la voce a Mel Gibson, John Travolta, Bruce Willis, Russel Crowe,Mickey Rourke e Topolino. Ieri, Claudio Sorrentino ha perso per sempre la sua. Il Covid lo ha portato via alle 8.10 a Villa Tiberia, nella capitale.

75 anni, giornalista e autore versatile, Sorrentino ha avuto molte vite. I suoi esordi erano stati da enfant prodige, notato a 5 anni mentre intonava una canzone di Roberto Murolo, divenne attore teatrale già a 6, recitando piece di Pirandello ed Eduardo.

Per la tv aveva una forte passione iniziata partecipando a sceneggiati, film, miniserie, commedie e trasmissioni di intrattenimento. Lanciato da Corrado in Domenica In, era stato un volto televisivo con Blitz e Tandem. E poi autore di inchieste e programmi, tra i più noti: «Droga che fare?». Divenuto la prima struttura di segretariato sociale con un numero dedicato alle famiglie e ai ragazzi con problemi di droga, gestito da ex tossicodipendenti. Un impegno proseguito con la creazione di Social Point dedicati ai giovani.

Aveva realizzato e condotto programmi radiofonici, aveva firmato sceneggiature importanti, era stato consigliere del ministro per i Beni e le Attività culturali, per il Cinema e lo Spettacolo. Ma a renderlo famoso al grande pubblico era stata la sua attività di doppiatore che lo aveva portato fino alle più alte vette del successo. Fondatore dell’Associazione Attori e Doppiatori Italiani ne era stato presidente dal 1994. Era stato il primo Rusty in Rin Tin Tin, poi Rickie di «Happy Days», la voce ufficiale italiana di Mickey Mouse, John Travolta, da Staying Alive a Pulp Fiction a gran parte dei suoi film, Bruce Willies in Die Hard. Ma aveva prestato la voce anche a Sylvester Stallone in Cop Land, a Willem Dafoe in L’Ultima tentazione di Cristo, e a Ryan O’Neal in Love Story, in una carriera che aveva toccato il culmine con il grido lanciato da Mel Gibson nella scena clou del film sull’eroe scozzese William Wallace«Braveheart» (Cuore impavido). Un lungo, orgoglioso, e commovente grido opposto al torturatore: «Li-be-rtà». Gli amici amano ricordarlo così.

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