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Fantozzi (1975)

Fantozzi è un film del 1975 diretto da Luciano Salce. È il capostipite della saga con protagonista il ragionier Ugo Fantozzi, ideato e interpretato da Paolo Villaggio. L’opera adatta alcuni dei racconti inclusi nei due best seller scritti da Villaggio, l’omonimo Fantozzi e Il secondo tragico libro di Fantozzi.

— Trama —
Il ragionier Ugo Fantozzi è un umile e sfortunato impiegato della Megaditta, servile nei confronti dei suoi superiori e ignorato dai propri colleghi, tanto da essere rimasto murato per sbaglio nei vecchi gabinetti dell’azienda per diciotto giorni senza che nessuno se ne accorgesse. Anche a casa sua le cose non vanno meglio: sposato con la sfiorita Pina e padre della mostruosa Mariangela, ogni mattina deve far fronte a difficoltà e imprevisti per riuscire a timbrare il cartellino d’entrata.

C’era un tempo, in cui il Cinema italiano aveva tanto da insegnare, c’era un tempo in cui la Commedia Italiana aveva un senso, faceva ridere, riflettere ed era una fonte d’esempio per tutti poi, un giorno rutti e scoregge ed il solito cliché ridondante ha disintegrato completamente una pagina importante del mondo cinematografico con buona pace di tutti.
Villaggio non è esente di tale caduta della Commedia Italiana ma, c’è stato un tempo in cui sapeva come e cosa fare.
Fantozzi è proprio questo: presa l’ossatura dell’impiegato sfigato, continuamente martoriato e sbeffeggiato in ogni modo possibile, Villaggio ne costruisce nel sottofondo un personaggio in cui ognuno finisce con l’immedesimarsi.
Le surreali (Dis)avventure che Fantozzi vive sono una spaccato onesto, tagliente e terribilmente veritiero della vita dell’italiano medio degli anni ’70: ti alzi, corri per arrivare a timbrare il cartellino se no ti perdi un’ora di stipendio, lavori come un schiavo ringraziando il cielo di avere un lavoro (per quanto possa essere umile e poco appetibile), convivi con fancazzisti che fanno della parlantina e del leccaculismo il biglietto per sfondare o salvarsi da situazioni impegnative/fastidiose (Calboni Docet), mitizzi qualcosa che non puoi avere (La signorina Silvani) perché a casa ti aspetta un altro fallimento chiamato famiglia e vivi nella mistificazione dei piani alti dove, cerchi di capire chi comanda e se, alla fine lo fa per farti un favore o per schiacciarti sotto il peso del fatto che tu sei un debole e loro sono i forti.

Questo è Fantozzi, o perlomeno questo era il primo Fantozzi prima che, le leggi di mercato e l’uccisione della Commedia Italiana portasse un simbolo positivo contro la sfiga ed il sistema a diventare una macchietta stupida e senza senso.

Tutto il girato, semplice e lineare offre una visione grottesca e tragicomica sulle scene create ad hoc da Villaggio e company.

Tutto è esagerato, portato all’estremo totale ma, proprio per questo funziona. Lo guardi da piccolo e ridi per la sfiga del personaggio, lo guardi da grande e t’incazzi perché dietro a quelle scene di un ragioniere sfigato c’è uno spaccato di una società che ti prendeva, ti usava e ti sputava finito l’uso.
Fantozzi era un simbolo unico. L’antieroe per eccellenza, perdeva sempre, costantemente, il Charlie Brown in carne d’ossa.

Un film che andrebbe fatto vedere a scuola e non per far ridere ma, per far riflettere.

Questo film era un esempio di Commedia Italiana.

Voto 9.5

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